martedì 5 aprile 2016

We're all mad here

Come potrei non iniziare se non
parlando del fantastico ispiratore
di questo blog?

Bene,la foto accanto(o solo il format di questo computer sa dove la metterà) riporta il mio terribile disegno di uno Stregatto, Ghignogatto, Gatto del Cheshire, chiamatelo come vi pare, alquanto disneyano.
Ora amici vi vorrei un po' prlare di questa figura:

Lo Stregatto, essere quasi mitologico con origini celtiche e cose varie che tendo a risparmiarvi, rappresenta una delle perle dell'indiscusso capolavoro di Carroll, ovvero Alice nel Paese delle Meraviglie.


Il personaggio appare dunque molto scaltro, saggio ma a causa della propria inaspettata rapidità d'intervento il carattere del "Micio del Cheshire"viene delineato con innumerevoli difficoltà.
A prescindere da ciò il bel gattone interviene come giuda di Alice, ma simile ad un Dio, o meglio alla Moira, concede libero arbitrio poichè, nonostante la ragazzina glia sia molto affezionata, egli interviene a cose già iniziate e si pone al disopra delle parti.


Ora per cogliere l'essenza dello Stregatto vi propongo forse il dialogo più famosos che lo vede protagonista:

“Micio del Cheshire, potresti dirmi, per favore, quale strada devo prendere per uscire da qui?”
“Tutto dipende da dove vuoi andare,” disse il Gatto.
“Non mi importa molto…” disse Alice.
“Allora non importa quale via sceglierai,” disse il Gatto.
“…basta che arrivi da qualche parte,” aggiunse Alice come spiegazione.
“Oh, di sicuro lo farai,” disse il Gatto, “se solo camminerai abbastanza a lungo.”
Alice sentì che tale affermazione non poteva essere contraddetta, così provò con un’altra domanda: “Che tipo di gente abita da queste parti?”
“In quella direzione,” disse il gatto, agitando la sua zampa destra, “vive un Cappellaio: e in quella direzione,” agitando l’altra zampa, “vive una Lepre Marzolina. Visita quello che preferisci: tanto sono entrambi matti.”
“Ma io non voglio andare in mezzo ai matti,” si lamentò Alice.
“Oh, non hai altra scelta,” disse il Gatto: “qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta.”
“Come lo sai che sono matta?” disse Alice.
“Devi esserlo,” disse il Gatto, “altrimenti non saresti venuta qua.”
Alice non pensava che questo bastasse a dimostrarlo; ad ogni modo, andò avanti “E come sai di essere matto?”
“Per iniziare,” disse il Gatto, “un cane non è matto. Concordi?”
“Immagino sia così,” disse Alice.
“Bene, allora,” il Gatto andò avanti, “vedi, un cane ringhia quando è arrabbiato, e scodinzola quando è felice. Io ringhio quando sono felice, e agito la coda quando sono arrabbiato. Quindi sono matto.”
“Io lo chiamo fare le fusa, non ringhiare,” disse Alice.
“Chiamalo come preferisci,” disse il Gatto […]


Ed anche l'originale in lingua madre
“Cheshire Puss,would you tell me, please, which way I ought to go from here?”
“That depends a good deal on where you want to get to,” said the Cat.
“I don’t much care where–” said Alice.
“Then it doesn’t matter which way you go,” said the Cat.
“–so long as I get somewhere,” Alice added as an explanation.
“Oh, you’re sure to do that,” said the Cat, “if you only walk long enough.”
Alice felt that this could not be denied, so she tried another question: “What sort of people live about here?”
“In that direction,” the Cat said, waving its right paw round, “lives a Hatter: and in that direction,” waving the other paw, “lives a March Hare. Visit either you like: they’re both mad.”
“But I don’t want to go among mad people,” Alice remarked.
“Oh, you can’t help that,” said the Cat: “we’re all mad here. I’m mad. You’re mad.”
“How do you know I’m mad?” said Alice.
“You must be,” said the Cat, “or you wouldn’t have come here.”
Alice didn’t think that proved it at all; however, she went on “And how do you know that you’re mad?”
“To begin with,” said the Cat, “a dog’s not mad. You grant that?”
“I suppose so,” said Alice.
“Well, then,” the Cat went on, “you see, a dog growls when it’s angry, and wags its tail when it’s pleased. Now I growl when I’m pleased, and wag my tail when I’m angry. Therefore I’m mad.”
“I call it purring, not growling,” said Alice.
“Call it what you like,” said the Cat. […]
Tornando al dunque io purtroppo ho potuto leggere la versione originale solo dopo la prima in italiano poichè il mio inglese non mi avrebbe permesso di comprenderla pienamente.
Trovo queste righe di una bellezza eccezionale.
Ho sempre pensato di non essere normale, di essere''matta'', e fin da piccola leggendo Carroll, o meglio quando me lo si leggeva sentivo come un qualcosa che mi sono riuscita a spiegare solo rileggendolo ultimamente.
Un parallelo molto interessante potrebbe essere fatto collegando questo dialogo con il ''Teeeteo di Socrate''( anche se effettivamente sarebbe di Platone, ma di questo si potrà parlare un'altra volta) nel quale il filosofo discute dell'incapacità del distinguere il sogno dalla realtà, ciò infatti contraddistingue i matti, che non sanno come comportarsi, delle persone sane, ma giungendo alla conclusione di non poter capire cosa sia realtà e cosa'irrealtà risulteremmo tutti pazzi.
Infine secondo la mia concezione si arriva al punto in si può essere considerati pazzi dai così detti ''normali'',mentre noi ''matti'' considereremo loro semplicemente persone superficiali.
Un consiglio?
Siate matti, infondo qui siamo tutti matti.
Vorrei ringraziarvi per l'attenzione e vi prego fatemi sapere se l'argomento è stato di vostro gradimento o no, e le vostre idee a riguardo.
PER ULTERIORI INFORMAZIONE SULLO STREGATTO POTETE CONSULTARE O IL CLASSICO WIKIPEDIA O QUESTO SITO (http://www.carrollpedia.it/alice/stregatto/) DAVVERO MOLTO CARINO DAL QUALE HO TRATTO IL TESTO DI CARROLL!

sabato 2 aprile 2016

WHY?

Sono semplicemente una studentessa, probabilmente nessuno leggerà quello che scriverò, ma se la cosa vi andrà io sono qui parlerò di quello che mi va in relazione a cultura, attualità,filosofia, arte e chi più ne ha più ne metta!
Se vi andrà di condividere le vostre opinioni ne sarò molto lieta:)
Amici outsiders buona serata.